lunedì 25 novembre 2013

L'armadio


Robert Smith & Siouxie
Vivienne Westwood
Odio il mio caotico armadio.
La mattina lo apro e chiudo almeno 15 volte, tanto mi ci vuole per capire cosa indossare.
Non ho il canonico cambio di stagione o l’abito per l’occasione speciale.
Ho tutto e niente.
Ma la cosa non mi preoccupa, o meglio, non mi interessa.
Mi infastidisce soltanto la perdita di tempo.
E penso.
Penso che per metà della mia vita ho disegnato e realizzato scarpe, gonne e vestiti, abiti da sposa che detestavo, lussuosa maglieria in cachemire, accessori di tutti i tipi.
Ho vestito modelle, attrici, donne famose e non per infiniti servizi fotografici.
Grasse, magre, alte e basse.
Eppure suggerire a qualcuno cosa indossare mi creerebbe un serio imbarazzo.
Non lo farei mai.
Mi farebbe tornare indietro nel tempo, a quando mia madre, durante gli anni del liceo, voleva che indossassi panni "normali" mentre il mio guardaroba sembrava uscito da un film di Tim Burton con tocchi di colore fluorescente fuori luogo.
Un incrocio tra Edward Mani di Forbice, Robert Smith e una lampada Mathmos!
Risultato: non amo  l’esercito di fashion blogger e simili che popolano la rete ed i media con i loro consigli su come vestire, come arredare, cosa dire, come essere cool o altri termini detestabili.
Un'autentica invasione.
In certi momenti vorrei essere come il Nanni Moretti  di Palombella Rossa!
Mi meraviglia che vengano prese in seria considerazione  tutte, senza distinzione alcuna. 
Cerco di analizzarne motivi e cause ma… non mi sovvengono!
E continuo a guardare l’armadio.

Eurythmics

25 Novembre: giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne.

Our World at War exhibition of the Red Cross in Hong Kong

venerdì 22 novembre 2013

Gipi al Circolo dei Lettori



Lo scorso mercoledì  il Genio della Lampada deve essersi impietosito ed ha pensato di esaudire uno dei miei numerosissimi desideri.
Non capita spesso quindi sono tuttora sorpresa.
Al Circolo dei Lettori di Torino si svolgeva la presentazione di  unastoria, il nuovo ed atteso libro illustrato di Gipi.
E dopo circa cinque anni di clausura serale ho pensato che non potevo mancare.
Alle 19.30 ho chiuso  la serranda del negozio e mi sono diretta verso via Lagrange: pizza solitaria e poi via Bogino.
Nella borsa una copia del libro.
Sala gremita,  posti in piedi e sostenitori di tutte le età, a partire da una  bimba di soli 10 anni dalle idee molto chiare.
Gipi ha fatto il suo ingresso (presentato in maniera irriverente ed ironica da Paolo Virzì) insieme a Matteo Caccia, autore abile e delicato che stimo particolarmente.
Dell'intervista non dirò nulla, per pudore, incapacità ed egoismo.
Sono stata colpita da ogni singola frase.
Pensieri e concetti  per me impossibili da descrivere, non ho la giusta sensibilità, la capacità espressiva, il sarcasmo e la stessa forza di linguaggio.
Insomma, farei uno scempio.
Le sue parole, tra una risata e l'altra,  hanno avuto su di me l'antico effetto del guanto di sfida sul volto, gentile ma pur sempre una manata!
Ho scoperto di avere un passato molto simile a quello del mio illustratore preferito, con la differenza che lui è riuscito ha darsi delle risposte concrete, io no.
O perlomeno non a tutti i quesiti.
Certo, lui possiede il genio e questo non è il mio caso ma la serata di mercoledì  è stata più utile di 2 anni di analisi!
Non tocco una matita da circa 10 anni, tra me ed un foglio di carta Schoeller  si è creata una voragine insanabile.
Sono ormai una spettatrice: spio e pubblico sul  blog il lavoro altrui.
E mentre sprofondavo nella sedia, ascoltavo, ridevo e pensavo:
...potrei tirargli il libro ma ho una pessima mira...!
Oppure:
...sembra un dialogo tra me e mio marito: stesso accento, stesse orecchie, stessa barba, stessa magrezza, stesso modo di parlare e stesso tono ironico...
A fine serata, visto che non ho più l'età per avere miti, ho idealmente trasformato l'intervista di Gipi in un colloquio a due  con l'artista, come se un amico di vecchia data fosse venuto a trovarmi.  
Seduto sul divano, tra un bicchiere di vino, una risata, un ricordo triste e molte cazzate.

P.S. Il libro non l'ho tirato, ho optato per l'autografo. 






mercoledì 13 novembre 2013

Qualcosa non ha funzionato.



Sono passati quasi venti anni da quando, grazie al mio precedente lavoro, scovai a Londra   LUSH, la catena di cosmetici naturali, freschi e fatti a mano.
Nulla di simile esisteva in Italia e come vegetariana la cosa mi esaltò.
Trovavo giusti i concetti, le idee e le iniziative.
Dopo pochi anni LUSH è arrivato in Italia, altri marchi con intenti simili sono nati e ora grazie al franchising è possibile acquistare i loro prodotti nelle principali città italiane.
Lo scorso weekend sono entrata in un negozio LUSH di Torino, attirata da colori e profumi: impossibile resistere.
La sera, durante un raro momento di pausa, armata di plaid e cioccolata sono sprofondata nel divano con i miei cataloghi LUSH  in cerca di frivole novità.
Dopo aver letto qualche didascalia, rimango allibita, sorpresa e infine offesa.
Mi sono chiesta: 
...ma questi a chi si stanno rivolgendo con questo linguaggio: ai partecipanti di Geordie Shore?!? A Paris Hilton? O forse alla scomparsa Vanessa Del Rio? 
Si parla di  lotta dura ai test sugli animali, di etica oltre l'etichetta, di mercato equosolidale ed i prodotti vengono descritti in modo volgare e deprimente, in controtendenza rispetto l'attuale sentire sociale.
Di fatto un grandissimo errore di comunicazione.
Volete un esempio?

POPI POPI, Crema rassodante da spalmarsi o farsi spalmare su tette e décolleté per puntare sempre più in alto.
Le tette sono un prezioso alleato per raggiungere traguardi ambiziosi. Su! Fatele puntare in alto e dotatele di fermezza e determinazione!

POPI POPI ti fa du bocce così...Boia de'! Parola di Giuditta Lush da Livorno

Le ascelle si fanno sentire? Prova il deodorantino divino...

Meno pilu per tutti! (Titolo riferito ad diritti degli animali ed Animal Amnesty).

Rasatura: alcuni dicono che l'uomo ha da puzzà.

PUNTO G: il massaggio superenergetico per partire alla scoperta del piacere: perché noi crediamo che il punto G sia più divertente del punto croce! 

Questi sono solo alcuni esempi,  spassosi ad una prima lettura ma devastanti se si pensa al messaggio dato.
Insomma, caro Mister Constantine, credo che tu abbia perso una cliente.


 

martedì 12 novembre 2013

Paula Sanz Caballero



















Ultimamente la mia ossessione per l'arte cinese stava prendendo il sopravvento.
Questa volta avevo bisogno di un  porto sicuro, un approdo certo.
L'ho trovato in Paula Sanz Caballero.
Famosa, brava e quotata, la seguo da sempre senza averla mai menzionata.
Ho erroneamente dato per scontata la sua notorietà.
Le sue illustrazioni tessili sono perfette, nulla è mai fuori luogo, ogni piccolo particolare viene realizzato meticolosamente, dall'ambiente circostante all'eleganza delle figure agli accostamenti cromatici.
Tessuto, ago e filo uniti ad un'incredibile capacità artistica ( gli schizzi parlano da soli).
Forse nel panorama artistico attuale  tutto ciò può sembrare  anacronistico ma mi chiedo:
quanti illustratori oggi sono in grado di disegnare a mano libera? 
Allora è meglio dare un'occhiata al nostro GIPI , la mia ossessione.